Diventare avvocato in Italia richiede metodo, tempo e una sequenza precisa di passaggi. Non è un percorso breve: ai cinque anni necessari per la laurea in giurisprudenza si aggiungono i 18 mesi del praticantato forense e la preparazione per sostenere l'esame di abilitazione, ma è un percorso chiaro, con tappe definite e una progressione logica. Conoscerlo in anticipo aiuta ad affrontarlo con consapevolezza.
La laurea in giurisprudenza
Il primo requisito è la laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, della durata di cinque anni. Il corso copre le grandi aree del diritto: civile, penale, amministrativo, costituzionale, internazionale, processuale. È in questa fase che si costruisce la base teorica del giurista: il vocabolario, il metodo, la capacità di leggere e interpretare le norme.
Non esiste un voto minimo di laurea richiesto per accedere al praticantato, ma la solidità della preparazione accademica incide direttamente sulla qualità del percorso successivo.
Il praticantato: i 18 mesi che formano il professionista
Dopo la laurea, il percorso entra nella sua fase più concreta. È necessario svolgere un tirocinio pratico di 18 mesi presso uno studio legale o un ente abilitato, sotto la supervisione di un avvocato, il cosiddetto dominus, iscritto all'Albo da almeno cinque anni.
Il praticantato non è una formalità. Durante questo periodo il praticante deve partecipare ad almeno 20 udienze in tribunale per semestre, collaborare con altri professionisti dello studio, partecipare attivamente a tutte le attività e imparare a gestire i rapporti con i clienti.
Ogni praticante tiene un libretto su cui annota ogni udienza a cui assiste e le materie trattate. La scelta del dominus è quindi una decisione strategica: il settore in cui lavora lo studio orienta direttamente la formazione pratica del praticante.
Un elemento spesso sottovalutato: è possibile anticipare i primi sei mesi di praticantato anche prima del conseguimento della laurea, purché si sia regolarmente iscritti all'ultimo anno di corso. Una possibilità che permette di comprimere i tempi complessivi del percorso.
La Scuola Forense: formazione obbligatoria strutturata
Parallelamente al praticantato, i praticanti sono tenuti a frequentare corsi di formazione organizzati dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati. La frequenza è obbligatoria dal 2022, con almeno 160 ore di formazione da distribuire durante il periodo del tirocinio.
Le Scuole Forensi degli Ordini locali offrono lezioni teoriche, simulazioni processuali e approfondimenti deontologici. L'attestato di frequenza è uno dei documenti richiesti per l'ammissione all'esame di Stato.
L'esame di Stato per l'abilitazione forense
Al termine del praticantato, il Consiglio dell'Ordine rilascia il certificato di compiuta pratica. Con questo documento e gli altri richiesti dal bando si presenta la domanda di ammissione all'esame di abilitazione.
L'esame si articola in una prova scritta e una prova orale. La prova scritta consiste nella redazione di un atto giudiziario su un quesito proposto in una materia scelta dal candidato tra diritto civile, penale e amministrativo, con sette ore di tempo a disposizione. Ogni componente della sottocommissione può assegnare fino a 10 punti di merito; sono ammessi alla prova orale i candidati che raggiungono almeno 18 punti.
La prova orale prevede la discussione di una questione pratico-applicativa nella materia scelta, domande di diritto processuale, altre due materie a scelta tra quelle previste dal bando e, infine, domande sull'ordinamento forense e sulla deontologia professionale.
Le domande di partecipazione si presentano esclusivamente per via telematica, tramite il portale del Ministero della Giustizia, generalmente tra ottobre e novembre di ogni anno.
L'iscrizione all'Albo e il primo studio
Superato l'esame, il percorso si conclude con il giuramento davanti al Consiglio dell'Ordine e l'iscrizione all'Albo degli Avvocati della circoscrizione di riferimento. Da questo momento l'abilitazione è piena: si può esercitare la professione in modo autonomo.
Le scelte successive variano: c'è chi resta nello studio dove ha svolto il praticantato, chi entra in uno studio associato, chi avvia una collaborazione con altri colleghi, chi (più raramente all'inizio) apre uno studio autonomo. L'iscrizione comporta anche l'apertura della partita IVA e l'adesione alla Cassa Forense per la previdenza.
L'aggiornamento professionale, va ricordato, non si esaurisce con l'abilitazione: la formazione continua è un obbligo deontologico permanente, necessario a dimostrare di essere aggiornati sulle materie del proprio settore.
Il momento della toga
C'è un passaggio nel percorso di ogni avvocato che non è scritto in nessun bando, ma che resta impresso: la prima volta che si indossa la toga in udienza.
Non è un gesto decorativo. È il momento in cui il percorso, fatto di anni di studio, mesi di pratica, settimane di preparazione all'esame, prende una forma visibile e riconoscibile. La toga segnala un ruolo, una responsabilità, un'appartenenza a un ordine professionale che ha una storia e una funzione precise all'interno del sistema giuridico.
Per questo merita attenzione. Non solo come acquisto, ma come scelta.