Il referendum costituzionale sulla giustizia si chiude con un esito ormai definito nei suoi tratti essenziali: prevale il No, attestato attorno al 54%, mentre il Sì si ferma intorno al 46%. Anche se lo scrutinio non è ancora del tutto concluso, il margine emerso nel corso delle proiezioni e dei dati via via consolidati indica con chiarezza la bocciatura della riforma.
Si tratta di un risultato rilevante sul piano istituzionale. Il voto riguardava infatti il referendum confermativo relativo alla legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, un testo destinato a incidere su alcuni aspetti centrali dell’assetto della magistratura italiana.
Il referendum, celebrato il 22 e 23 marzo 2026, era di natura costituzionale confermativa e dunque non prevedeva quorum. A differenza dei referendum abrogativi, la validità del voto non dipendeva dal raggiungimento di una soglia minima di partecipazione: era sufficiente la maggioranza dei voti validi per approvare o respingere la riforma. Con la prevalenza del No, il testo approvato dal Parlamento non entrerà quindi in vigore.
Al centro della consultazione vi era una riforma ampia dell’ordinamento giurisdizionale. Tra i punti principali figuravano la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura e l’istituzione di una Alta Corte disciplinare. Temi tecnici, ma di forte rilievo costituzionale, perché legati al funzionamento della giustizia e all’equilibrio tra autonomia, garanzie e assetto istituzionale.
Per questa ragione il referendum ha assunto un significato che va oltre il dato strettamente normativo. Il confronto pubblico si è concentrato non solo sul contenuto della riforma, ma anche sulle sue possibili conseguenze per il sistema giudiziario italiano. Il voto restituisce ora un dato chiaro: la proposta di modifica costituzionale non è stata confermata dagli elettori.
Rilevante anche il dato dell’affluenza, superiore al 50%. In un referendum confermativo il quorum non è richiesto, ma la partecipazione resta comunque un elemento significativo perché misura il livello di coinvolgimento dell’elettorato su una materia di particolare importanza per la vita istituzionale del Paese.
Il risultato emerso dalle urne chiude dunque questo passaggio referendario con un’indicazione precisa sul piano formale: la riforma costituzionale della giustizia è stata respinta. Al di là del confronto politico che continuerà nei prossimi giorni, il voto conferma ancora una volta quanto i temi della giustizia restino centrali nel dibattito pubblico italiano, per il loro legame diretto con i principi dello Stato di diritto e con il funzionamento delle istituzioni.